Consumismo: i russi dopo la crisi preferiscono spendere
Il numero dei risparmiatori è diminuito del 6 per cento rispetto ai risultati registrati nel 2009 - Il 90% è favorevole a tenere i propri soldi in rubli, mentre soltanto il 5% dei russi si fida dell’euro e l’8% dei russi fa affidamento sul dollaro - Nel 2009 della moneta europea e di quella Usa si era fidato rispettivamente l’11% e il 12% dei russi.
Secondo i risultati di un recente sondaggio d’opinione, condotto dal centro sociologico russo Romir, dopo la crisi finanziaria globale nel 2010 il 49% dei russi mette soldi da parte. Il numero dei russi risparmiatori è diminuito rispetto al 2009 del 6 per cento. A favorire la diminuzione dei risparmi sarebbe in primo luogo l’instabilità dei corsi del rublo e delle maggiori valute internazionali: in questa situazione la gente preferisce trasferire il proprio denaro in beni materiali.
La volatilità dei mercati valutari internazionali ha favorito il rafforzamento della fiducia dei russi nei confronti del rublo: il 90% dei russi è favorevole a tenere i propri soldi nella moneta nazionale, mentre soltanto il 5% si fida dell’euro e l’8% dei russi fa affidamento sul dollaro. Nel 2009 la moneta europea era preferita dall’11% dei russi, mentre a quella Usa andava il 12% dei favori.

Il fallimento dei cosiddetti “IPO popolari”, nel corso delle quali il Governo russo aveva ceduto ai privati pacchetti azionari della banca statale Veb e della società gaspetrolifera Rosneft, promettendo superguadagni, e la generale ignoranza della maggioranza assoluta dei russi reduci da oltre 70 anni di regime totalitario sovietico sono fattori che hanno messo gli investimenti in titoli e la partecipazione a fondi muti agli ultimi due posti della classifica. Così soltanto il 3% investe i propri risparmi in azioni, mentre gli investimenti in fondi mutui interessano appena l’1% dei russi.
Tra le persone di età superiore ai 60 anni soltanto il 39% si fida delle banche e affida il proprio denaro agli istituti di credito.
Se non ci fosse stata la crisi finanziaria e gli investimenti in titoli del Veb e di Rosneft non avessero dimostrato risultati così deludenti, l’interesse dei russi nei confronti delle operazioni sul mercato finanziario sarebbe cresciuto di parecchie volte. La volatilità dei mercati spaventa i piccoli risparmiatori.
Per migliorare la comprensione da parte dei russi delle regole finanziarie il Governo dovrebbe lanciare un programma di istruzione generale (elaborato con la partecipazione degli esperti della Banca mondiale - World Bank) e nel giro di 3-4 mesi si potrebbe eliminare l’analfabetismo finanziario di buona parte della popolazione. La realizzazione di questo programma divulgativo verrà a costare al bilancio pubblico 110 milioni di dollari.
Se i russi avessero mezzi liberi, il 47% li avrebbe investiti in beni immobili. Il mattone in Russia si è dimostrato durante la crisi lo strumento finanziario più sicuro e meno soggetto alla negativa congiuntura.
Ma anche in questo settore bisogna essere molto attenti: sul mercato del mattone della Russia emergono segni di surriscaldamento. In particolari in pegno alle banche ci sono immobili per 14.000 miliardi di rubli, ovvero circa il 50% del Pil annuo della Russia. Ma questo sembra spaventare poco o niente i piccoli investitori.
Il 10% dei russi ha dichiarato di investire il surplus di denaro in oro, in gioielli, mentre il 3% preferisce le opere d’arte o l’antiquariato.
Diventa sempre più diffuso tra gli abitanti di Mosca e di alcuni altri tra i maggiori centri affittare appartamenti.
Poche persone investono nel mattone per affittare gli appartamenti e guadagnarci. In realtà gli appartamenti dati in affitto sono destinati a un utilizzo futuro.
Insomma, i genitori acquistano per il proprio figlio di 10 anni un appartamento a Mosca (per esempio un appartamento realmente esistente in via Uljanov di 31 metri quadrati che costa 5 milioni di rubli). Fino a quando il figlio diventerà maggiorenne l’appartamento può essere affittato (i monolocali godono tradizionalmente di una domanda più elevata).
Se questo appartamento dovesse essere rivenduto tra un anno il tasso di rendimento dell’investimento sarebbe dell’11 per cento circa. Se lo stesso appartamento dovesse essere affittato il tasso di rendimento finanziario dell’immobile sarebbe tra un anno del 6,7 per cento. Nel caso l’appartamento dovesse essere affittato e poi venduto, il tasso di rendimento di questo immobile sarebbe del 17,7 per cento.
Nel 2010 il numero di famiglie che mettono denaro da parte è diminuito del 6 per cento rispetto all’anno precedente. Non ci sono mezze misure in questo settore: il 49% dei russi mette i soldi da parte, mentre il 51% non ne vuole sapere e spende tutto ciò che ha.
Per gli analisti finanziari non c’è nulla di strano che il tasso di risparmio tra la popolazione russa sia diminuito: in primo luogo i russi, come i consumatori degli altri Paesi, cercano di ritornare ai livelli di consumo di prima della crisi.
Inoltre, la diminuzione dei risparmi significa indirettamente una stabilità economica della Russia. Infatti, la gente comincia a mettere soldi da parte quando non è molto sicura del proprio futuro. Ora, invece, le prospettive economiche e politiche della Russia sembrano più chiare: nel 2014 come presidente sarà rieletto Medvedev oppure al timone del Paese ritornerà Putin. Sul piano economico sia il Governo russo sia gli analisti del Fondo monetario internazionale sono d’accordo su una crescita economica del 4-5% all’anno.
Notiziario dai mercati Csi


